La Cascata delle Marmore

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Posted 24 agosto 2013 by admin in Territorio
la gettata delle cascate delle marmore

In verità, lo spettacolo del precipitare delle acque del Velino nel Nera che ancora oggi, seppure in orari prestabiliti, si può ammirare, è il frutto di diversi interventi dell’uomo succedutisi nel tempo, dei quali quel­lo di Curio Dentato fu soltanto il pri­mo.

1417: a causa della progressiva per­dita di funzionalità del canale ro­mano, si iniziarono lavori per rea­lizzarne uno nuovo, poi denomina­to Reatino. Questo non funzionò bene nemmeno dopo gli interventi operati sotto il pontificato di Gregorio XIII (1572-1585) e venne ben presto abbandonato.

1545-1546: nel dicembre 1545. papa Paolo III. su pressione dei rea­tini, checontinuavano a subire periodicamente le piene del Velino, in­caricò l’architetto Antonio Sangallo il Giovane di progettare e realizzare un terzo canale. Terminato nel 1546. neanche quest’ultimo, denominato Paolino. riuscì a evitare l’impa­ludamento della piana di Rieti.

1596-1598: visto il permanere del proble­ma, i reatini proposero la riattivazione dell’antico canale romano, denominato Cavo Curiano. Nel 1596 papa Clemente Vli, affidò l’opera a Giovanni Fontana di Meli, il quale, nel corso di un paio di anni lo rese più profondo, ne aumentò la pen­denza, ne rettificò il percorso e costruì un Ponte Regolatore che avrebbe dovuto con­sentire il passaggio solo di una determi­nata quantità d’acqua. Il nuovo canale, denominato Clementino, risolse il proble­ma principale, l’impaludamento della pia­na reatina, lasciondone però irrisolto un altro: durante i periodi di piena, nono-stante il Ponte Regolatore, il Velino precipitava nel sottostante Nera con tanta for­za da ostacolare il deflusso delle sue ac­que fino a farle straripare per oltre 7 chi­lometri nella Valnerina.

1787-1788: dopo molteplici studi e nu­merosi interventi la soluzione fu trovata durante il pontificato di Pio VI: l’architet­to ternano Andrea Vici fece praticare un taglio diagonale sul secondo salto della Cascata in modo da deviare parte dell’ac­qua in caduta e consentire così un mi­gliore deflusso del Nera. Questo intervento diede alla Cascata il suo aspetto definiti­vo, quello che ancora oggi si ammira: tre salti per complessivi 165 metri.